Il 12 ottobre un decreto presidenziale di due pagine ha aggiunto una sola frase a un decreto del 2022. Il decreto n. 727 modifica il punto 1 del decreto n. 723 del 7 ottobre 2022, quello che trasferì il progetto Sachalin-1 a un operatore russo. Entrambi i documenti sono scansioni senza livello di testo; in questa sessione abbiamo letto entrambe le pagine dell’uno e tutte e sei quelle dell’altro. La nuova lettera dice una cosa sola:
«k¹) la gestione dei fondi che si accumulano ai sensi dell’articolo XX dell’Accordo è svolta dalla società per azioni Sachalinmorneftegaz-Shelf, che presenta trimestralmente una relazione sulla loro gestione al Ministero dell’Energia della Federazione Russa e al Ministero delle Finanze della Federazione Russa;»
Questo è l’intero dispositivo. Il decreto non indica alcuna cifra, non fissa termini e non dice che cosa consenta la gestione. È entrato in vigore il giorno della pubblicazione, che è anche quello della firma. Il preambolo elenca sei modifiche precedenti del decreto n. 723; questa è la settima.
Di quali soldi si parla
Il decreto n. 727 non definisce i fondi, perché lo fa già il decreto che modifica. La lettera «k» dello stesso punto 1 recita:
«k) i fondi di importo pari all’ammontare dei fondi accumulati dalle parti estere del consorzio ai sensi dell’articolo XX dell’Accordo devono essere immediatamente versati da esse, o da altri soggetti su loro incarico, sul conto corrente della società. La società apre, presso una banca autorizzata dal Governo della Federazione Russa, un conto di liquidazione sul quale versa tali fondi. I fondi versati sul conto di liquidazione sono impiegati per le finalità e secondo le modalità stabilite dall’Accordo;»
L’Accordo è l’accordo di condivisione della produzione sui giacimenti di Čajvo, Odoptu e Arkutun-Dagi, firmato il 30 giugno 1995. Il suo articolo XX non è mai stato pubblicato. La destinazione è indicata: un conto di liquidazione presso una banca autorizzata dal governo. La finalità no. Nessuno dei due decreti spiega il termine, e l’articolo del contratto che potrebbe farlo non è pubblico. Il decreto rinvia a un documento che nessun lettore può consultare.
Il decreto n. 723 aveva fissato anche la struttura proprietaria dopo il trasferimento. Secondo la lettera «g», le quote della nuova società russa sono andate alla SpA Sachalinmorneftegaz-Shelf in proporzione alla sua quota di partecipazione all’Accordo (11,5 per cento), alla SpA RN-Astra per il suo 8,5 per cento e alla società stessa per la quota complessiva delle parti estere, l’80 per cento; quest’ultimo blocco deve passare ai soggetti individuati ai sensi del decreto. La quota non accettata viene valutata dal governo e venduta entro quattro mesi a una persona giuridica russa; il denaro dell’acquirente finisce su un conto di tipo «C» aperto a nome del precedente titolare.
Dove è stata collocata la frase
La modifica poteva essere inserita nel punto 2. Non lo è stata, ed è questo che conta. Il punto 2 dispone:
«2. Il Governo della Federazione Russa nomina gestore della società la società per azioni Sachalinmorneftegaz-Shelf, che esercita i poteri dell’organo esecutivo unipersonale della società dal giorno della costituzione della società. Non oltre 10 giorni dal giorno in cui la proprietà di tutte le quote appartenenti alla società passa ai soggetti individuati ai sensi del presente Decreto, l’assemblea generale dei soci della società elegge un nuovo organo esecutivo unipersonale della società oppure adotta la decisione di prorogare i corrispondenti poteri della società per azioni Sachalinmorneftegaz-Shelf.»
Sachalinmorneftegaz-Shelf guida l’operatore dal 2022, ma l’incarico ha una condizione di scadenza. Dieci giorni dopo il passaggio della proprietà del blocco dell’80 per cento ai soggetti individuati, i soci votano se mantenere la società o sostituirla. Fino al 12 ottobre la gestione del denaro dell’articolo XX dipendeva da quell’incarico e con esso sarebbe passata di mano.
Ora non più. La gestione del denaro figura nel punto 1 — l’elenco permanente delle misure economiche speciali — ed è assegnata alla società per nome, accanto ai trasferimenti di attivi e ai poteri di audit. Chiunque vinca il voto sulla guida dell’operatore, il gestore del denaro non cambia e la relazione trimestrale arriva comunque al Ministero delle Finanze.
Che cosa il documento non dice
L’ammontare. Nessuna cifra compare nel decreto n. 727, né nel decreto n. 723, né in alcuna fonte ufficiale a cui siamo riusciti ad accedere.
Se quei soldi ci siano davvero. Il decreto del 2022 ordinava di versare «immediatamente» un importo pari a quello accumulato dalle parti estere. La nuova lettera parla di fondi che si accumulano, al presente. E il decreto n. 723 era già stato scritto per il caso in cui non arrivasse nulla. Secondo la lettera «m», il governo, all’esito del proprio audit, stabilisce l’entità del danno, «compreso quello causato in conseguenza dell’inadempimento, da parte di una parte estera del consorzio, delle prescrizioni della lettera “k” del presente punto», e individua i soggetti tenuti a risarcirlo. Secondo la lettera «n», fondi di importo pari al danno vengono addebitati sul conto di tipo «C» aperto a nome della parte estera, a favore della società. Quattro anni dopo, un decreto nomina un gestore di questo denaro. Non dice se ce ne sia.
Che cosa significhi gestione. Né strumenti, né valuta, né limiti, né termine. L’intera norma poggia su quella parola, e il documento non la definisce.
Che cosa faccia il Ministero delle Finanze della relazione. Il ministero riceve ogni trimestre una relazione su come è gestito il denaro. Il decreto non gli attribuisce alcun potere su di esso e non apre alcun canale da quel conto al bilancio.
Che cosa significa per le serie che seguiamo
Nulla, in via diretta, ed è bene dirlo chiaramente. Le entrate di bilancio da petrolio e gas sono al 54,9% del livello reale del 2021 — 10 su 100 rispetto al 2021 prebellico fissato a 100 e a una linea d’allarme registrata a metà del livello del 2021. È la seconda lettura più debole delle otto, dietro i crediti scaduti delle imprese russe, a 4. A settembre le entrate da petrolio e gas sono state 452 miliardi di rubli contro 582 miliardi un anno prima — -22,3% su base annua, e -17,2% da inizio anno. L’indice di solidità è a 46,3 su 100, nella zona di stress. L’aggiornamento di oggi ha modificato due letture: l’inflazione annua di un punto base e questa con l’aggiunta alla serie del livello di settembre.
Il decreto n. 727 non cambia nulla di tutto questo. Non sposta denaro nel bilancio, non quantifica nulla e non dà alcuna direzione alla lettura. La nostra guida alle entrate da petrolio e gas spiega quanto sia ridotto il margine discrezionale di quella voce, e questo decreto non vi aggiunge nulla, in nessuna direzione.
Quello che fa segue uno schema che questo sito ha già registrato. Il punto 8 del decreto del 2022 ha conservato al progetto il regime fiscale speciale, il trattamento doganale e tariffario e il diritto esclusivo di esportare gas che l’Accordo concede: quando è cambiato l’operatore, le condizioni fiscali sono rimaste legate all’attivo. Questa modifica applica lo stesso principio a una somma il cui ammontare non è pubblico: fissa il gestore e informa il ministero che prepara il bilancio di come il denaro viene amministrato. È lo stesso schema del decreto 604, che consente allo Stato di affidare un’impresa a un gestore di propria scelta: il documento nomina un gestore, mai un prezzo. Qui l’oggetto non è una fabbrica, ma denaro la cui finalità è scritta unicamente in un articolo non pubblicato di un contratto del 1995. Il Ministero delle Finanze riceve ora una relazione quattro volte l’anno.